Chi inquina davvero? (II puntata)

Riprendendo il post della scorsa settimana, due nuove notizie hanno confermato come, sempre più, “giochiamo ad un gioco truccato”.

In primo luogo, una ricerca commissionata da Greenpeace, Corporate Europe Observatory, Food & Water Europe, Friends of the Earth Europe ha dimostrato come la lobby del petrolio sminuisce e combatte l’emergenza climatica a suon di denaro, riunioni con i massimi funzionari della Commissione europea, sussidi e sponsorizzazioni. Dal 2010 a oggi le cinque più grandi compagnie del pianeta che operano nel settore di petrolio e gas, ossia BP, Chevron, ExxonMobil, Shell e Total, hanno speso almeno 251 milioni di euro per fare pressione sull’Unione europea e influenzare così le politiche su clima ed energia, usando anche di diverse tattiche definite “subdole” “per annacquare con successo una legislazione climatica efficace”, con il lavoro di circa 200 lobbisti che, dal 2014, hanno partecipato a 327 riunioni di alto livello con i massimi funzionari della Commissione europea. D’altra parte, solo nel 2018, queste cinque compagnie hanno realizzato profitti per oltre 82 miliardi di dollari! Quil il link all’articolo del Fatto Quotidiano.

In secondo luogo, èstato appena pubblicato il nuovo dossier del Centro Nuovo Modello di Sviluppo sulle prime 200 multinazionali del mondo. Al primo posto si conferma Wal Mart che non solo è la più grande catena di supermercati del mondo, ma è anche ai primi posti in termini di multe per violazione dei diritti dei lavoratori (dal 2000 ad oggi, solo negli USA, ha collezionato multe per 1,5 miliardi di dollari!). A livello aggregato, il settore energetico è al primo posto, con un fatturato complessivo di 4.192 miliardi, seguito appunto dalla “grande distribuzione” e dalle imprese finanziarie, a confermare come energia, consumismo e finanza siamo la spina dorsale del capitalismo moderno.

Da notare che dal 2015 (anno del famoso accordo di Parigi), le principali 33 banche mondiali hanno im­pegnato il 7% di risorse in più a vantaggio delle imprese che estrag­gono combustibili fossili: poi non c’è da stupirsi se le emissioni di anidride carbonica hanno continuato a crescere (+1,6% nel 2017 e +2,7% nel 2018).  Al primo posto per finanziamenti concessi c’è JPMorgan Chase, la banca internazionale guidata da Jamie Dimon, anche presidente della Business Roundtable che nell’agosto 2019 ha fatto credere al mondo che d’ora in avanti il capitalismo terrà conto degli interessi sociali e ambientali, e non solo dei profitti degli azionisti. Davvero divertente!

Un altro servizio si concentra sulle banche che sostengono le imprese di armi, tra cui spicca Unicredit, al secondo posto tra le banche europee. Un’ulteriore dimostrazione che, al di là delle politiche d’immagine, pur di fare soldi le imprese non si fanno scrupolo a finanziare operazioni di morte e di aggressione contro le persone e la natura. Solo la vigilanza e l’agire critico potranno salvarci, anche se bisogna rendersi conto che è veramente la battaglia di “Davide contro Golia”…