Il modello flussi e fondi

Come noto, la teoria tradizionale della produzione assume che le quantità prodotte dipendano unicamente dai flussi in input e dalla tecnologia impiegata. In questo modo si trascura il ruolo fondamentale giocato dagli stocks, ossia dai sistemi, sia di natura biologica (la biosfera ed i suoi sottosistemi) che di natura economica e sociale (impianti, strutture formali e informali di organizzazione del lavoro) nell’ambito del processo di produzione.

Per comprendere come funziona l’economia, invece, occorre seguire un nuovo approccio in grado di considerare, a fianco dei flussi (materie prime e prodotti intermedi), gli stocks coinvolti nei processi e che, a differenza dei flussi (che vengono trasformati) in quanto sistemi autopoietici, sono ancora presenti e riconoscibili al termine del processo. Il punto essenziale è che questi sistemi richiedono continui apporti di materia/energia (e lavoro) per mantenersi “in condizioni di efficienza”: le organizzazioni produttive, non diversamente dalla biosfera, sono infatti strutture dissipative, che si mantengono lontano dall’equilibrio termodinamico grazie a continui apporti di energia provenienti dall’ esterno del sistema. In particolare, le strutture (stocks) necessarie alle economie avanzate per produrre innovazione tecnologica (imprese multinazionali, centri di ricerca, burocrazie, sistemi di trasporto, ecc.) richiedono enormi flussi di materia/energia (e lavoro), non solo (e non tanto) per produrre benessere, quanto (innanzitutto) per mantenere sé stesse e, superata una certa soglia, producano varie forme di disutilità, sino a divenire pericolose per la sopravvivenza dell’intero corpo sociale che le ha generate (e per la biosfera).

L’approccio bio-economico suggerisce che il benessere è legato, più che ai flussi di beni e servizi prodotti, alle condizioni delle strutture (stocks) che intervengono nel processo di produzione e consumo. Come accade nell’universo biologico, in cui gli organismi non tendono alla massimizzazione di alcuna variabile, ma utilizzano risorse e assumono dimensioni adeguate al contesto ecologico in cui vivono, così le strutture economiche (impianti, beni durevoli, ecc.) dovrebbero essere ripensate secondo forme e dimensioni tali da garantire una duratura capacità di produrre benessere in condizioni di minima dissipazione entropica. Le condizioni per un benessere duraturo non si ottengono, infatti, puntando sulla massimizzazione dei flussi di reddito e consumo a breve, quanto piuttosto cominciando ad immaginare e a realizzare strutture (tecnologie, beni durevoli, relazioni sociali), in grado di “sostenere” un buon livello di benessere, in modo duraturo, pur dissipando quantità modeste di materia/energia.

Questo non significa affatto invocare un ritorno al passato, né tantomeno avere come unico obbiettivo la minimizzazione dei flussi di risorse naturali: significa invece spostare il baricentro dell’attenzione dai flussi agli stocks (naturali, economici, relazionali) in quanto questi ultimi sono in grado di sostenere un benessere (più) duraturo, pur con modesti apporti di materia, energia e lavoro. Occorre consolidare gli stocks nella prospettiva di una riduzione dei flussi – modello economico che muove esattamente nella direzione opposta rispetto a quello attualmente dominante.

Per i Paesi “sviluppati”, che cioè sono già passati per una fase prolungata di modernizzazione-industrializzazione e che pertanto possiedono livelli elevati di ricchezza (impianti, infrastrutture, beni durevoli), la ricetta è quella della decrescita, cioè la riduzione dei flussi attraverso la ristrutturazione degli stock, che non può non passare per una riduzione della scala delle organizzazioni produttive e delle tecnocrazie.

Le economie meno avanzate dovrebbero invece finalizzare le proprie risorse innanzitutto nella mantenimento o nella realizzazione di quei sistemi (ri)produttivi (stocks) quali sistemi di coltivazione, impianti, beni durevoli (case, infrastrutture per il trasporto, per la distribuzione dell’acqua, per l’istruzione, ecc.) che sono in grado di garantire un benessere adeguato e duraturo, pur in presenza di flussi modesti di reddito, di risorse e di beni di consumo.

Il modello stock e flussi consente di offrire un’interpretazione anche del paradosso del benessere.Un aumento della quantità di beni consumati, e dunque del flusso di beni prodotti, comporta una alterazione negli equilibri dei sistemi (stocks) coinvolti nel processo di produzione. Poiché gli stocks che partecipano al processo di produzione sono gli stessi coinvolti nel processo di creazione del benessere, una alterazione in questi ultimi potrà risolversi in una riduzione di benessere. In altre parole, un incremento dei consumi (e quindi della produzione) comporta una riduzione del benessere sociale in quanto riduce la qualità degli stocks biologici e sociali coinvolti nel processo di creazione del benessere.