Smettiamo di ballare sul mondo (solo noi….)

Fred Vargas ha appena pubblicato un nuovo saggio sul clima: “L’umanità in pericolo. Facciamo qualcosa subito”. Nell’articolo in cui ne ha scritto su Repubblica il 23/01/2020, riprende un magnifico breve testo sull’ecologia che aveva scritto 10 anni fa ma che è ancora terribilmente attuale, per due motivi. In primo luogo perchè spiega come la crisi che stiamo vivendo non dipenda da tutta l’umanità (come inteso nella teoria dell’ “Antropocene”) ma da una sua specifica parte, cioè “noi” che viviamo da decenni in società capitalistiche e consumistiche (come inteso nella teoria del “Capitalocene“): quindi siamo noi ora che dobbiamo imbarcarci nell’impresa della decrescita. In secondo luogo perchè spiega bene tutte le grandi sfide che dovremmo affrontare nella “terza rivoluzione industriale”, quellla che ci potrebbe salvare dalla catastrofe verso cui stiamo correndo, per poter “continuare a ballare” tutti insieme.

Ecco, ci siamo. La tempesta covava da cinquant’anni negli altiforni dell’incuria umana, e adesso ci siamo. Dritti contro un muro, sull’orlo del baratro, come soltanto l’uomo è bravissimo a fare, lui che non si rende conto della realtà se non quando gli fa del male.

Come la cara vecchia cicala alla quale attribuiamo la nostra noncuranza. Abbiamo cantato, ballato. E quando dico «noi» bisogna intendere un quarto dell’umanità, mentre il resto se la vedeva brutta.

Abbiamo costruito la vita migliore possibile, abbiamo scaricato i nostri pesticidi nell’acqua, i nostri fumi nell’aria, abbiamo guidato tre auto, svuotato le miniere, mangiato fragole venute dall’altro capo del mondo, viaggiato in lungo e in largo, illuminato le notti, indossato scarpe da tennis che lampeggiano mentre cammini, siamo ingrassati, abbiamo bagnato il deserto, acidificato la pioggia, creato cloni, si può dire senz’altro che ci siamo proprio divertiti.

Abbiamo realizzato imprese decisamente strabilianti, difficilissime, come far sciogliere la banchisa, ficcare nel terreno bestioline geneticamente modificate, spostare la corrente del Golfo, distruggere un terzo delle specie viventi, far esplodere l’atomo, sotterrare rifiuti radioattivi, e chi s’è visto s’è visto. Ci siamo proprio divertiti. Ce la siamo proprio goduta. E ci piacerebbe tanto continuare, perché va da sé che è piú divertente saltare su un aereo con scarpe da tennis luminose anziché sarchiare patate. Certo.

Ma adesso ci siamo. Alla Terza Rivoluzione. Che in una cosa è molto diversa dalle prime due (la Rivoluzione neolitica e la Rivoluzione industriale, tanto per chiarire): non l’abbiamo decisa noi. «Siamo proprio obbligati a farla, questa Terza Rivoluzione?» chiederà qualche soggetto riluttante e scorbutico.

Sí. C’è poco da scegliere, è già cominciata, nostro malgrado. È stata madre Natura a decidere, dopo averci gentilmente lasciati giocare con lei per decenni. Madre Natura, stremata, contaminata, esangue, ci chiude i rubinetti. Del petrolio, del gas, dell’uranio, dell’aria, dell’acqua.

Il suo ultimatum è chiaro e spietato: Salvatemi, oppure crepate insieme a me (tranne le formiche e i ragni, che ci sopravvivranno, essendo molto resistenti, e peraltro poco dotati per il ballo). Salvatemi, oppure crepate insieme a me. Detta cosí, ovviamente, si capisce subito di non avere scelta, si ubbidisce all’istante e addirittura, avendo il tempo di farlo, ci si scusa, atterriti e pieni di vergogna. Certuni, un tantino sognatori, tentano di ottenere una proroga, di divertirsi ancora con la crescita. Fatica sprecata.

C’è tanto da fare, piú di quanto abbia mai dovuto sobbarcarsi l’umanità. Ripulire il cielo, lavare l’acqua, spazzare la terra, rinunciare all’auto, bloccare il nucleare, radunare gli orsi bianchi, spegnere la luce prima di uscire, vegliare sulla pace, arginare l’avidità, trovare fragole vicino a casa, non uscire di notte per raccoglierle tutte, avanzarne un po’ per il vicino, rilanciare la navigazione a vela, lasciare il carbone dove sta – attenti, non facciamoci tentare, non tocchiamo il carbone –, raccogliere il letame, pisciare nei campi (per il fosforo, non ce n’è piú, le miniere sono esaurite, ma comunque ci siamo proprio divertiti). Sforzarsi. Riflettere, persino. E, senza voler offendere con un termine caduto in disuso, essere solidali. Con il vicino, con l’Europa, con il mondo. Programma colossale, quello della Terza Rivoluzione.

Niente scappatoie, diamoci da fare. Anche se va detto che raccogliere letame, e chiunque l’abbia fatto lo sa, dà enorme soddisfazione. Che non impedisce affatto di ballare, quando capita, non è incompatibile. A condizione che ci sia la pace, a condizione di arginare il ritorno della barbarie, un’altra delle grandi specialità dell’uomo, forse quella che gli è riuscita meglio.

Solo a questo prezzo realizzeremo la Terza Rivoluzione. Solo a questo prezzo balleremo, in un altro modo probabilmente, ma balleremo ancora.