Alcuni dati

Di seguito una breve ed incompleta raccolta di dati e studi che dovrebbero farci capire che siamo in una situazione critica e bisogna cambiare rotta

Il cambiamento climatico (termine già di per sè molto “gentile) è solo la punta dell’iceberg della crisi ecologica che stiamo vivendo e che minaccia il futuro dell’umanità e di moltissime altre specie, come spiega Marco Salvatori su XR: “Se le ruspe e le seghe che abbattono le foreste tropicali fossero dotate di batterie al litio sarebbe la deforestazione meno esiziale per le comunità biologiche che le abitano?” . Su questa pagina di XR c’è un breve riassunto di perchè siamo in emergenza e cosa ci sta dicendo la scienza più recente.

Il 2019 è stato (finora) l’anno più estremo per il clima, tra roghi, tifoni e altre catastrofi: incendi in Australia, California e Amazzonia, inondazioni e cicloni dal Mozambico al Giappone, acqua alta a Venezia e dissesti idrogeologici in tutta Italia – complice il riscaldamento globale. Rep: 1/1/20. Inoltre, Ogni anno in Italia ci sono più di mille vittime da eventi meteo estremi: l’Italia è sesta al mondo in questa classifica, dietro Francia, Cina, Russia, India e Myanmar.

Il cambiamento climatico sta accelerando più di quanto ci si aspettasse: il quinquennio 2015-2019 è stato in assoluto il periodo più caldo mai registrato, con una temperatura media di 1,1 °C superiore rispetto all’era preindustriale e di 0,2 °C più alta rispetto al periodo 2011-2015. Anche il livello medio degli oceani è cresciuto dal 1993 a oggi di 3,2 mm/anno, ma dal 2014 al 2019 l’incremento è stato di 5 mm/anno. (Rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale del 23/9/19)

La questione ambientale, tra inquinamento e allerta maltempo, ci uccide. L’Italia è prima in Europa per morti da polveri sottili ed undicesima al mondo, con 46.500 decessi precoci dovuti al Pm2.5 nel solo 2018 (Wired 14/11/19) ed è tra i Paesi più rischio di fronte alla crisi climatica secondo l’Istituto superiore di sanità. Secondo Greepeace, in Italia i combustibili fossili costano 56mila morti premature e 61 miliardi di dollari l’anno, eppure vengono sussidiati ogni anno con oltre 16 miliardi di euro di risorse pubbliche.

La mobilità stradale in Italia nel 2018 ha causato 3.325 morti, 172.344 incidenti e 242.621 feriti, con costi sociali stimati all’1% del PIL (dati ACI-ISTAT)

In Italia nel 2018 si stimano oltre 1,8 milioni di famiglie in povertà assoluta (7,0% del totale), per un totale di 5 milioni di individui (8,4%): quelle in condizioni di povertà relativa sono poco più di 3 milioni (11,8%), per un quasi 9 milioni di individui (15,0%) (dati ISTAT). Il 10% degli adulti più ricco (cioè circa 5 milioni ) oggi guadagna il 30% del reddito totale, in forte crescita, mentre la metà più povera ne guadagna circa il 24%; inoltre, il 10% della popolazione con più ricchezza detiene il 46% del patrimonio totale. (dati ilSole24ore)

In un recente articolo “Trajectories of the Earth System in the Anthropocene” su PNAS, si evidenzia la possibilità concreta che i meccanismi di retroazione positiva (permafrost, oceani, Amazzonia, ecc.) facciano precipitare il nostro Pianeta in una situazione mai vissuta negli ultimi 1,2 milioni di anni, rendendo impossibile la sopravvivenza umana. Un allarme
già lanciato dal famoso climatologo James Hansen.

Nonostante tutti gli impegni pubblici, nel biennio 2017-2018 la produzione mondiale di anidride carbonica è aumentata di 1,1 miliardi di tonnellate, una quantità pari a tre volte le emissioni italiane. E ancheper il 2019 è probabile che si registri un’ulteriore crescita.

Secondo il Climate Index Risk negli ultimi 20 anni i fenomeni meteorologici estremi aggravati dal cambiamento climatico hanno causato 500 mila vittime nel mondo. L’Oms stima che tra il 2030 e il 2050 la crisi del pianeta ne provocherà altre 250 mila ogni anno. Solo in Italia l’inquinamento dell’aria è la causa di circa 80 mila decessi l’anno (Aea) e i ricercatori dell’Ipcc calcolano che entro il 2100 le perdite economiche dovute all’emergenza climatica oscilleranno tra gli 8,1 e i 15 trilioni di dollari. (La Stampa, 23/2/20)