Bioeconomia

Come è possibile che ad un aumento dell’efficienza corrisponda un aumento (anziché una riduzione) nei consumi totali di energia, così da peggiorare sempre più l’insostenibilità ambientale? E come è possibile che ad un aumento della produzione (e del consumo) si accompagni una riduzione del benessere sociale (cfr. paradosso di Easterlin)? Questi apparenti paradossi sono in realtà quegli “inciampi” o incongruenze che dovrebbero rimettere in discussione tutti i principi di una teoria (come accaduto per la meccanica quantistica all’inizio del XX secolo): ecco un altro dei motivi per cui l’attuale teoria economica non va (più) bene e deve essere al più presto abbandonata!

Una possibile risposta a questi paradossi ed a molti altri problemi della nostra società è la Bioeconomia, una teoria economica “ecologicamente e socialmente sostenibile” proposta da Nicholas Georgescu-Roegen negli anni ’70 e diffusa in Italia, con altri, dal Prof. Bonaiuti.

Il tema principale è che qualsiasi processo economico che produce merci materiali diminuisce la disponibilità di energia nel futuro e quindi la possibilità futura di produrre altre merci e cose materiali. Inoltre, nel processo economico anche la materia si degrada, ovvero diminuisce la sua possibilità di essere usata in future attività economiche: una volta disperse nell’ambiente le materie prime precedentemente concentrate in giacimenti nel sottosuolo, queste possono essere reimpiegate nel ciclo economico solo in misura molto minore e a prezzo di un alto dispendio di energia.

Materia ed energia, quindi, entrano nel processo economico con un grado di entropia relativamente bassa e ne escono con un’entropia più alta. Da ciò deriva la necessità di ripensare radicalmente la scienza economica, rendendola capace di incorporare il principio dell’entropia e in generale i vincoli ecologici. La bioeconomia è alla base della teoria della decrescita.

Tra i contributi più interessanti della Bioeconomia ci sono le “otto tesi sui sitemi complessi“, che spiegano il mondo economico (e non solo) in cui viviamo, ed il “modello flussi e fondi“, che spiega come poter ottimizzare il rapporto tra benessere ed energia. Questi concetti ci anche a capire la legge dei rendimenti decrescenti che, descritta per primo da David Ricardo nel XIX, oggi assume la moderna formulazione di DMR (Declining Marginal Returns). Esprimendo la connessione tra produttività industriale e sociale con la disponibilità di flussi di energia e di materia, la legge dei rendimenti decrescenti evidenzia come, oltre una certa soglia, i benefici attesi con ulteriori incrementi di complessità (ad esempio nel settore dello sviluppo tecnologico e nel sistema organizzativo delle grandi aziende), si trasformino in negatività e diseconomie, con il rischio concreto di determinare un collasso complessivo del sistema economico: cioè quello che, secondo molti scienziati, sta accadendo adesso!

Altri contributi saranno aggiunti in futuro, sempre grazie ai contributi del Prof. Mauro Bonaiuti.