Decrescita

Per sostenere le basi naturali della nostra vita, dobbiamo rallentare e ridurre la quantità di estrazione, inquinamento e rifiuti in tutta la nostra economia – che vuol dire meno produzione, meno consumi e anche meno lavoro. Questo è il punto di partenza della teoria della decrescita.

Con “decrescita” si intende una forma di società e di economia che mira al benessere di tutti e sostiene le basi naturali della vita, attraverso una trasformazione fondamentale della nostra vita ed un ampio cambiamento culturale, che parte dal rifiuto dell’attuale paradigma economico e sociale (“più veloce, più alto, più lontano”) che sta distruggendo le basi naturali della vita. Siamo convinti che i valori comuni di una società “sana” debbano essere la cura, la solidarietà e la cooperazione, perchè l’umanità comprenda se stessa come parte del sistema ecologico planetario: solo così, può essere possibile una vita autodeterminata, degna e sostenibile per tutti.

Essenziali per la decrescita sono:
> Lo sforzo per una vita buona per tutti, attraverso la decelerazione, il benessere del tempo e la convivialità;
> La riduzione di produzione e consumo nel Nord globale e la liberazione dal paradigma occidentale unilaterale di sviluppo, consentendo un percorso autodeterminato di organizzazione sociale nel Sud globale.
> L’estensione del processo decisionale democratico per una reale partecipazione politica.
> Cambiamenti sociali e orientamento alla sufficienza anziché cambiamenti puramente tecnologici e miglioramenti dell’efficienza al fine di risolvere i problemi ecologici, essendo stato ormai dimostrato che non è possibile disaccoppiare la crescita economica da quella dell’uso delle risorse.
> La creazione di economie aperte, connesse e localizzate con imprese innovative ed ecologiche

Il termine francese décroissance fu usato per la prima volta dal filosofo André Gorz che, nel suo libro “Ecologia e Libertà” pubblicato nel 1977, scrisse: “L’utopia oggi non consiste affatto nel preconizzare il benessere attraverso la decrescita ed il sovvertimento dell’attuale modo di vita; l’utopia consiste nel credere che la crescita della produzione sociale possa ancora condurre ad un miglioramento del benessere, che essa sia materialmente possibile”. Gorz era stato ispirato dal lavoro di Nicholas Georgescu-Roegen, pioniere dell’economia ecologica, che per primo teorizzò che l’economia è un sottoinsieme della biosfera – da cui consegue che il sistema economico non può crescere all’infinito poiché parte di un sistema ecologico finito.

Successivamente, il motore trainante della narrazione della decrescita divenne la critica dell’idea di sviluppo economico e di crescita del Pil. Tale dibattito fu popolarizzato dagli influenti libri di Serge Latouche. La sua critica mirava a contrastare l’egemonia nell’ immaginario collettivo della crescita economica infinita come un futuro unidirezionale per l’intera umanità. In questa prospettiva, è l’associazione automatica del concetto di “crescita economica” con “miglioramento” che il movimento della decrescita vuole smantellare. La retorica odierna propagandata dalla politica e dai mass media continua ad essere volta a rafforzare l’associazione della crescita del PIL con un miglioramento del benessere dei cittadini, nonostante nei paesi industrializzati sia sempre più evidente il contrario.

L’emergere della decrescita come area di ricerca accademica e attivismo può essere fatta risalire alla prima conferenza internazionale organizzata a Parigi nel 2008 da vari istituti di ricerca europei e dal collettivo accademico Research & Degrowth che ha sede presso l’Università Autonoma di Barcellona. Altre sei conferenze internazionali sulla decrescita sono state organizzate con scadenza biennale, diffondendo così il movimento della decrescita in tutto il mondo. Dall’ 1 al 5 Sett. 2020 si svolgerà invece a Manchester (UK) e la prima conferenza congiunta tra International Degrowth Research Network e International Society for Ecological Economics.

Gli ambiti su cui si sta concentrando la ricerca accademica sulla Decrescita.