Economia

A livello macro (economico), la causa della crisi che stiamo vivendo è l’attuale modello socio-economico capitalistico, basato sull’incessante ricerca della massima crescita e del massimo profitto. Anche se questo modello ha portato dei benefici alla popolazione del mondo negli ultimi secoli (in termini di età media, denutrizione, mortalità infantile, istruzione, situazione femminile, democrazia, ecc.), adesso “è arrivato il conto” – ed è un conto molto pesante: stiamo distruggendo il pianeta (tra riscaldamento, inquinamento, “overshooting”, ecc.) e creando ingiustizie e disuguaglianze sempre più inaccettabili.

Ma è possibile cambiare? Esistono alternative? Certamente! Questo modello e questa economia sono solo “un’invenzione” storica-politica, basata su un paradigma “newtoniano-cristiano-protestante” e sul triangolo naturalismo-edonismo-individualismo (che è anche il tratto fondamentale della metafisica occidentale che scinde l’essere in materia e spirito). Questo sistema sociale o artificiale (e non “naturale”, come ci vogliono far credere) ha creato tutta una serie di “miti” o “illusioni sociali” assurde o fuorvianti, ma che in realtà sono funzionali solo a certi interessi o “classi”, da cui ci si deve liberare: l’egoismo, il merito, il controllo, il successo, l’importanza dei beni materiali, l’ossimoro della “crescita verde o sostenibile” e così via.

E’ tempo di cambiare vita, abbandonare l’accumulazione delle cose, liberarsi delle catene della schiavitù consumistica del possesso, per (ri) adattarci a una vita diversa, in sintonia con le esigenze del pianeta, perchè non basteranno nè le ricette neoliberiste che hanno creato questa crisi, nè le vecchie terapie espansionistiche proposte da Keynes quando la popolazione mondiale era meno della metà e i problemi ambientali non esistevano.

Dobbiamo quindi “darci” un’altra economia, davvero sostenibile: bio-fisica, buddista, decrescente, e civile, che prima di tutto dismetta il “mito della crescita infinita” e quindi non si occuparsi più di come stimolare produzione, redditi, consumi ed occupazione, quanto piuttosto di come ridurli e/o cambiarli. Bisogna cambiare l’obiettivo dell’economia: non l’aumento del PIL ma “il massimo benessere con il minimo consumo”, con relativi nuovi indicatori per non continuare a correre verso l’obiettivo sbagliato. Bisogna re-inserire l’economia nella società e nella Natura di cui tutti facciamo parte e che è la sola vera maestra.

Serve anche rivalutare altri valori come “gli altri”, l’altruismo, la generosità, la relazionalità, ecc.; affrontare il tema delle disuguaglianze, sempre più scandalose e minacciose per la stessa tenuta delle nostre società; ricostuire il nostro Capitale Sociale, vera base della convivenza civile; ridiscutere l’insostenibilità del debito, usata per farci digerire le scelte più indigeste (cfr. questo video e questo articolo).