La felicità

“I saggi si allenano ad agire su ciò che possono influenzare: non il corso degli eventi indipendenti da loro, bensì il loro modo di viverli”

Nella nostra cultura, siamo “portati” (sia inconsciamente che per cause esterne) a cercare la nostra felicità “all’esterno”, inseguendo tutti i nostri desideri, con una certa dose di egoismo. Ma in realtà, una volta che i veri bisogni umani siano stati soddisfatti, la nostra (in)felicità dipende principalmente da noi e dalla nostra mente, non dagli altri o dall’esterno!

Lungi dal voler fare gli psicologi o gli scienziati, una riflessione sulla felicità è importante anche dal punto di vista economico ed ambientale: perchè se è vero che è lo scopo primario dell’esistenza umana, è anche vero che il modo in cui viene “venduta” o ricercata ha degli enormi impatti, sia sulle persone che sulla società.

Ma come ricercare allora la felicità, in modo sostenibile? Anche qui, vengono in aiuto sia “i vecchi” insegnamenti buddisti, che “le nuove” ricerche in psicologia e nelle neuroscienze, che concordano sul fatto che “La felicità può essere raggiunta con l’addestramento sistematico del cuore e della mente, dando nuova forma ad atteggiamenti ed aspettative: la chiave della felicità è nelle nostre mani (e nella nostra mente, ndr)” (Dalai Lama) .

In estrema sintesi, si può dire che l’infelicità e l’insoddisfazione (dukkha) derivano in primo luogo dalla nostra ignoranza e dalla nostra brama (“l’incessante catena dei desideri”). Questa insoddisfazione, già presente a livello biologico, è oggi ulteriormente amplificata da meccanismi sociali (perché “la nostra coscienza è determinata dalla nostra società”), che oggi sono quelli della società consumistica, che soffia sul fuoco della “incessante catena dei desideri” con tutti i budget e le capacità del marketing e dei mass media, sempre più presenti in ogni istante della nostra vita.

Bisogna quindi liberarsi da questa catena, non odiadola o lottandoci, ma cercando di diventare cosapevoli e coscienti dei meccanismi di funzionamento della nostra mente e di condizionamento della società. La mente, ad esempio, funziona in modo molto più complicato di quando mediamente sappiamo: tende a fissarsi su ciò che non va o sulle differenze o sui paragoni, anche per ragioni evoluzionistiche e di sopravvivenza; ma così ingigantisce i problemi e non ci fa vedere tutte le cose belle che già abbiamo, sia in noi che negli altri (vedi sistema 1 e 2 di Kahneman, i tre cervelli, la lezione di Epitteto, “Che cos’è la mente”, ecc.). Anche la società in cui viviamo ci condiziona più di quanto possiamo immaginare, perché è la società che crea la nostra coscienza ed i nostri filtri di accesso alla consapevolezza, e ci costringe quindi ad uniformarci alle sue regole, pena “l’ostracismo culturale”, peggior pena possibile per la natura sociale di ogni uomo. Ad esempio, siamo schiavi delle “idee irrazionali” di Albert Ellis, di distorsioni cognitive, ecc.

“Il nostro benessere o malessere dipende da come noi decidiamo di vivere la nostra vita, sempre perché tutto passa o accade attraverso la nostra mente” (Sadhguru, vedi video)