Le persone

Per affrontare la crisi climatica, dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare (Ven. Bhikkhu Bodhi, 2019)

Se a livello “macro (economico)”, la causa della crisi è “del modello”, a livello “micro” il modello siamo noi: è quello che noi decidiamo di fare o non fare, accettare o rifiutare, che dà vita a questo modello. Il sistema è basato cul consumismo, ma i consumisti siamo noi! Dobbiamo quindi provare a cambiare i nostri comportamenti, ma ancora prima le nostre convinzioni e motivazioni. Se infatti la cause “evidenti” della crisi sono la nostra dipendenza dai combustibili fossili, delle pratiche di disboscamento, dell’agricoltura basata sui modelli industriali e da un incessante cresceita di produzione e consumo, le cause “nascoste” sono alcune “distorsioni” della mente umana: la reciproca influenza di brama e ignoranza, avidità e illusione. E’ l’avidità per il profitto che ha prevalso sulla sanità mentale e sulla responsabilità sociale; è l’illusione nelle nostre menti che ci fa vivere compiacenti nelle solite routines, invece di farci sollevare per intraprendere le azioni necessarie; sono l’illusione o l’ignoranza a farci vivere come separati da (o contrapposti a) gli altri e la natura, e poi farci pensare che, in tale scenario, qualcuno possa prevalere, mentre i sistemi della Terra collassano e miliardi di persone vivono ai margini della sopravvivenza.

Per provare a salvare noi e la Terra, abbiamo quindi certamente bisogno di cambiamenti “esterni”, cioè nel modo in cui usiamo energia, ci nutriamo, ci muoviamo e così via; ma abbiamo anche bisogno di cambiamenti “interni“, nei nostri valori, desideri, modi di vivere e, soprattutto, pensieri e stati d’animo. Dobbiamo abbandonare un sistema di valori guidato dall’avidità, dal profitto personale, dalla competizione, dallo sfruttamento e dalla violenza contro le altre persone e il mondo naturale, per immaginare e realizzare nuovi sistemi collettivi di integrazione globale, che privilegino cooperazione e collaborazione, per vivere in armonia gli uni con gli altri e con la natura, permettendo a tutte le persone di prosperare economicamente, socialmente e spiritualmente; dobbiamo abbandonare l’ego cartesiano che ci contrappone alla natura e trasformare noi stessi in ecosistema, modificando “la nostra concezione del mondo, fondata sull’idea che l’uomo può disporre liberamente di ogni cosa ciò che lo circonda, compreso sé stesso, in modo sostanzialmente illimitato.

Ma cosa si può fare concretamente per migliorare il nostro benessere riducendo i nostri consumi? Comprendere da cosa dipende davvero la nostra felicità; minimizzare “i flussi” (o consumi) di cose e servizi e valorizzare i nostri i fondi (o capitali) più efficienti (come insegna la bioeconomia); imparare a vivere con “meno, diverso e condiviso” (cose, soldi, sfizi, viaggi, aerei, ecc.), con senso della misura e/o la “giusta via di mezzo”; seguire gli “stili di vita o il decalogo della decrescita); sviluppare la nostra consapevolezza in ogni gesto quotidiano, “rompere le alienazioni e le mercificazioni che invadono la nostra vita di ogni giorno e smettere di fare i turisti della natura, anche nel panino che mangiamo a pranzo”, come scrive in questa “favola” Ascanio Celestini

“Lavorare di meno per dedicare più tempo alle esigenze spirituali, alle relazioni umane, familiari, sociali, erotiche, culturali, religiose. Guardare le nuvole. Dedicarsi allo studio disinteressato, per il solo gusto di sapere. Dipingere, ascoltare musica e suonare, contemplare, leggere e scrivere poesie, pregare. Fare esperienza di vita insieme ai propri figli invece di compensare con l’acquisto di cose i sensi di colpa che si provano quando si affidano tutto il giorno ad estranei perchè si passa tutto il giorno a lavorare per guadagnare i soldi necessari per comprare le cose che acquietano i sensi di colpa.”

Maurizio Pallante